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Mi sono rotto di sentir sfoderare a ogni piè sospinto questa storia:
"Ma cosa stai ad ascoltare quelli? Adesso dicono che c'è il Global Warming,
ma negli anni '70 erano sicurissimi che stesse iniziando una nuova era glaciale".
Io non sono sicuro di niente.
Praticamente il post-modernismo mi ha paralizzato da piccolo.
Se devo essere sincero, su questa faccenda, spero che ci stiamo sbagliando.
Ma l'argomentazione di cui sopra va - a seconda di chi la usa -
dal paralogismo ingenuo alla cialtronata.
Insomma, spero che si possa discutere del merito dei contenuti,
non di stereotipi a buon mercato.
La dialettica ad hominem è già abbastanza odiosa di suo.
Quando però è inapplicabile, poiché le persone (e la relativa autorevolezza)
non sono le stesse, si tratta di una mistificazione.*
Si, perché, quando mi dicono che qualcuno prevedeva
il raffreddamento globale, io mi permetto una domanda:
CHI?
Qualche nota, giusto per iniziare ad approfondire...
* o di un alibi cercato in seguito a dissonanza cognitiva?
Al prossimo che mi dice
Guarda che negli anni '60 si prevedeva una nuova era glaciale
rispondo:
Non solo negli anni '60. Anche adesso.
...ed è tutto vero!
Ho commentato questo post di Luca De Biase sul nucleare.
*** *** ***
Un altro commentatore scrive: "...energia a sbafo per tutti e per le aziende".
Questo è un mito.
L'uranio è aumentato di 10 volte in pochi mesi, perché al mondo non ce n'è poi tanto (anche l'uranio è una fonte non rinnovabile).
E' vero che il costo del combustibile era una voce secondaria per gli impianti nucleari; ma se questo trend continua, la cosa non sarà più vera.
Intendiamoci: io non sono contrario per principio, anzi.
1) avremo bisogno di tanta energia, e quindi ANCHE di nucleare.
2) una grande nefandezza italiana è stata quella di chiudere (e male) le centrali esistenti.
Sono contrario alle visioni semplicistiche, del tipo "Con l'efficienza e le fonti alternative non ci sarà bisogno del nucleare", ma anche "Con il nucleare ci sarà energia in abbondanza e a basso costo per tutti, e potremo sprecarne a voglia".
In questo senso, Luca, ti segnalo una "induzione involontaria" generata da assunzioni implicite presenti anche nel tuo post.
I 3 problemi che tu indichi sono importanti, ma elencarli così può far pensare che siano gli unici.
Ossia che, risolti quelli (anche se non è semplice) dopo sia tutta una discesa.
Ma i dubbi sul nucleare, che non devono ostracizzarlo ma solo farlo valutare con più discernimento, vanno un po' più in là.
Il nucleare (nel bene e nel male, sia chiaro) non è questo patto faustiano dopo il quale ho sì perso l'anima, ma ottengo quel che voglio.
Io ridurrei l'enfasi, sia sui benefici che sui problemi.
Innanzitutto le valutazioni sull'EROEI nucleare non sono così chiare.
Se gli scenari dovessero essere non solo macroeconomici (bisogno di energia per sostenere l'industria e il PIL) ma fisici (aumento della domanda di petrolio con calo dell'offerta geologicamente possibile), il mix più adeguato per l'Italia potrebbe davvero essere dato da pochi impianti (nucleari e fossili) per le grandi utenze e da molti impianti (cogenerazione, solare ed eolico) per le utenze distribuite. Perché se l'energia costa molto di più, costa di più anche costruire e condurre le centrali nucleari.
Sicuramente un'incognita in gioco è la disponibilità futura di nuove tecnologie nucleari fissili che riducano sia i problemi delle scorie che quelli del combustibile.
Io, per esempio, ammetto la mia ignoranza, ma non ho ancora capito i motivi economici (quelli politici li posso capire) per cui i reattori autofertilizzanti siano stati messi da parte.
I ghiacciai alpini hanno perso negli
ultimi 20 anni il 20% della loro estensione.
Pensavo anche peggio.
Del resto, io frequento le Dolomiti, che avevano i ghiacciai a quote molto basse, e lì non è davvero rimasto più niente (perfino la Marmolada langue).
Numero Verde (accattatevelo)
Questa è pubblicità spudorata:
oggi esce Numero Verde, la prima versione monografica di Nòva24 interamente dedicato a un tema:
La crisi climatica.
21 pagine solo su questo.
Cosa sta succedendo, quali sono le nuove chiavi di risposta scientifiche e tecnologiche, come riorganizzare città e campagne, come far girare il meccanismo dei certificati verdi e di controllo delle emissioni, come imparare ad adattarsi, quali mutamenti negli stili di vita e nei processi produttivi, come sviluppare una mentalità globale....
Insomma, un lavoraccio a tante mani e teste. Di cui sono contento (ho curato la pagina sulle frontiere energetiche, con un deciso approfondimento, anche, del bottone che trovate qui a destra - cartina geotermica d'Italia).
Accattatevelo. Ne vale la pena, a mio modesto avviso.
Beppe Caravita
(AGGIORNAMENTO dal Blog di De Biase: è disponibile come PDF)
F. M. mi manda queste osservazioni:
Ho un vago sentore che Gore stia cavalcando quest'argomento "all'americana", e cioè in chiave prettamente elettorale, in seno al partito democratico prima e alla candidatura presidenziale poi (dicono alcuni osservatori politici che fra una donna e un nero i più potrebbero scegliere il terzo, un bianco rassicurante).
In ogni caso penso che sia sempre meglio che se ne parli, anche se a volte in maniera pretestuosa e interessata.
Io ho risposto così:
L'analisi politica è corretta (almeno, io la condivido).
Ed è ovvio che è meglio che se ne parli.
Basta vedere - nonostante le recenti evidenze, e nonostante siano passati almeno 20 anni dalle prime prove - quante resistenze ci sono ad accettare il fatto che stiamo vivendo su una lama.
E' ovvio che è meglio che se ne parli.
Senza aspettare un cavaliere davvero senza macchia.
Che non arriverà mai, a causa del seguente paradosso:
interessi economici combattono la verità con mezzi di controinformazione;
questi mezzi sono molto potenti, e possono essere vinti solo da interessi altrettanto forti.
Quindi abbiamo quasi una sicurezza anticipata che gli scampoli di verità avranno ambasciatori corrotti quanto quelli della menzogna.
Aggiungo il link a un BEL POST DI UGO BARDI
su alcuni aspetti del film "Una scomoda verità":
"Film indubbiamente ben fatto (...)
Però, è anche curioso per certe omissioni che forse non tutti hanno notato."
(e qui il nostro Bergonzoni si mette a fare gesti apotropaici)
Quando si leggono leggerezze come questa viene voglia di rivolgere all'autore un fescennino feroce.
O di fargli tanti auguri. Ci pensa, in modo sublime, Leonardo.

Gran bel post di ecoalfabeta sull'impatto ambientale della carne nella nostra dieta.
Poco massimalismo, molta concretezza e molti dati (come si conviene ad un fisico).
Anche chi non vuole o non ritiene giusto diventare vegetariano può tirare qualche interessante conclusione da questo approccio quantitativo.
105 kg di carne pro-capite all'anno sono davvero tanti, per chiunque!
Mangiamo meno carne, per la salute nostra e del pianeta.